<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
	>

<channel>
	<title>generazione rumore</title>
	<atom:link href="http://generazionerumore.wordpress.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://generazionerumore.wordpress.com</link>
	<description>una raccolta di racconti di: gianluca didino</description>
	<lastBuildDate>Tue, 18 Sep 2007 11:03:56 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.com/</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<cloud domain='generazionerumore.wordpress.com' port='80' path='/?rsscloud=notify' registerProcedure='' protocol='http-post' />
<image>
		<url>http://www.gravatar.com/blavatar/563b88fed6aa823abaf06a75e1b02a79?s=96&#038;d=http://s.wordpress.com/i/buttonw-com.png</url>
		<title>generazione rumore</title>
		<link>http://generazionerumore.wordpress.com</link>
	</image>
			<item>
		<title>Giovane artista cercasi</title>
		<link>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/giovane-artista-cercasi/</link>
		<comments>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/giovane-artista-cercasi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2007 11:03:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orgone5</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/giovane-artista-cercasi/</guid>
		<description><![CDATA[
“Perché vivi?”
“Non lo so.”
(Neon Genesis Evangelion, ultima puntata)
0.
Io e B ci siamo sempre conosciuti.
Solo che fino a qualche anno fa lo odiavo.
Questione di compagnie rivali. 
1999. Ho quindici anni. Giro al parco. Indosso jeans strappati. Ascolto i Sex Pistols e gli Sham 69.
Aspettiamo l’apocalisse.
Ci infiliamo sottoterra come insetti.
Notti alla stazione. Feste. Amplificatori. Sudore.
Poi muore Francesca, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=generazionerumore.wordpress.com&blog=1711968&post=8&subd=generazionerumore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><br />
“Perché vivi?”<br />
“Non lo so.”</p>
<p>(Neon Genesis Evangelion, ultima puntata)</em></p>
<p><em>0.</p>
<p>Io e B ci siamo sempre conosciuti.<br />
Solo che fino a qualche anno fa lo odiavo.<br />
Questione di compagnie rivali. </p>
<p>1999. Ho quindici anni. Giro al parco. Indosso jeans strappati. Ascolto i Sex Pistols e gli Sham 69.<br />
Aspettiamo l’apocalisse.<br />
Ci infiliamo sottoterra come insetti.<br />
Notti alla stazione. Feste. Amplificatori. Sudore.<br />
Poi muore Francesca, e finisce tutto.</p>
<p>Due anni dopo sono in Irlanda in viaggio studio.<br />
C’è anche B. Case diverse. Zone diverse della città. L’epoca del punk è finita. Ora ascolto Ziggy. Indosso giacche di pelle. Occhiali scuri.<br />
Sono i giorni del G8 a Genova. Il ritorno del movimento sugli schermi televisivi. Carlo Giuliani. I no global. I black block.<br />
E la scuola Diaz. Se Francesca fosse stata ancora viva, sarebbe stata là.<br />
Non posso fare a meno di pensarlo.<br />
Poi ne parlo con B, in mensa. Un giorno come un altro. Fuori piove a dirotto. B sta solo con il suo pranzo.<br />
Vado a sedermi con lui. Cominciamo a parlare. Scopro che anche lui conosceva Francesca.</p>
<p>Estate del 2005. 11 giugno.<br />
Sono a casa di B, svaccato sul divano. Le imposte chiuse. La televisione accesa su Mtv, volume a zero. Nello stereo ci sono i Sonic Youth.<br />
Fuori fa un caldo anormale.<br />
Spengo la tv. Mi alzo. Accendo una sigaretta. Apro le imposte e mi appoggio al cornicione della finestra.<br />
“Oggi sono cinque anni che Fra è morta”, dico.<br />
B smette di dipingere e mi guarda.<br />
“Cinque anni”, riprendo. “Non ho ancora capito perché l’ha fatto”.<br />
“Che cosa”, dice B.<br />
“Ammazzarsi. Eravamo dei bambini, in fondo”.</em></p>
<p>1.  </p>
<p>Estate del 2005.<br />
Passavo i pomeriggi a casa di B. Fuori l’aria era rovente. Senza vento. Un’ondata di caldo anomala, che stava accelerando lo scioglimento dei poli.<br />
B era diventato un pittore.<br />
Aveva sempre dipinto, ma io non lo sapevo. Adesso il suo nome cominciava a girare sulle bocche dei galleristi. A Milano, a Torino.</p>
<p>Dipingeva in cantina.<br />
La cantina: una grossa sala e una taverna. Nella taverna c’era un divano. Una televisione e un videoregistratore. La filmografia completa di Lucio Fulci.<br />
Un piccolo stereo che risaliva agli ultimi anni del Novecento.<br />
Ero io a portare i cd che ascoltavamo.<br />
I Sonic Youth, praticamente.</p>
<p>Estate del 2005, un periodo strano, per me.<br />
Da mesi non vedevo e non sentivo mio padre.<br />
Mio padre è un ingegnere. I miei hanno divorziato quando io avevo due anni. Mio padre è andato a vivere in Francia.<br />
Lavora ad un progetto finanziato dalle Nazioni Unite. Non so che ruolo ricopra. Non so nulla del progetto.<br />
Top secret.<br />
Qualcosa che ha a che fare con gli embrioni. Con l’applicazione degli embrioni umani nell’industria bellica.<br />
Non so altro.</p>
<p>Uscivamo verso sera.<br />
Avevamo due o tre locali di riferimento. Posti per incontrare gente. Farsi una birra.<br />
Però B era nervoso. Stava lavorando ad una mostra. Era in ritardo con i tempi. Il gallerista che gliel’aveva commissionata era importante e intransigente.<br />
Una grande occasione.<br />
Ma niente stronzate.<br />
Io cercavo di tenerlo allegro. Proponevo uscite improbabili e bagni al lago. Di solito non ci riuscivo. Però a volte succedevano cose divertenti.<br />
In quei momenti lo sentivo.<br />
Qualcosa ci univa.<br />
Non sapevo cosa.</p>
<p><em>0.</p>
<p>Coleman Singer: un nome capace di zittire le discussioni nei bar. Un nome circondato da un alone magico.<br />
Nato a Brooklin nel 1928. Direttore esecutivo della Luff, una delle più grandi multinazionali del settore siderurgico.<br />
Nel 1969 si sposa con Elisabetta C., una bella ereditiera di Milano.<br />
Nel 1971 lascia la direzione della Luff e si trasferisce con la moglie in Italia, sul lago d’Orta.</p>
<p>La prima svolta nella vita di Singer: il collezionismo d’arte.<br />
Dal 1971 in poi non si dedica ad altro.<br />
In pochi anni crea una delle più importanti gallerie private italiane. Una galleria da sogno, costruita nei sotterranei della villa sul lago.<br />
Una galleria avvolta dal mistero.<br />
Accesso vietato a tutte le persone non autorizzate.<br />
Cioè: Singer, la moglie, gli artisti.<br />
Qualche gallerista. I migliori. I più ricchi. I più potenti.</p>
<p>Trent’anni.<br />
11 settembre 2001: seconda svolta.<br />
Il suo sentimento nazionalista è ferito. Comincia a sentire il richiamo della bandiera a stelle e strisce.<br />
Prende la decisione. Tutti i proventi ricavati dall’arte avranno un’unica destinazione: la ricerca scientifica a fini bellici.<br />
Proteggere l’Occidente dalla minaccia islamica.<br />
Una priorità assoluta.</p>
<p>Dal 2002 è uno dei principali finanziatori del progetto Total Freedom.<br />
Total Freedom: un progetto approvato e sostenuto dalle Nazioni Unite. Prevede la sperimentazione sull’embrione umano a fini bellici.<br />
La creazione della prima arma umana della storia.<br />
Centinaia di tecnici coinvolti in tutto il mondo.<br />
Tre sedi operative, tutte situate nel cuore di basi militari della Nato: una negli Usa, una in Francia, una in Georgia.</p>
<p>2005.<br />
Il progetto Total Freedom procede.<br />
Nella sua villa di Orta, Singer continua a dedicarsi all’arte.<br />
Colleziona quadri di artisti famosi.<br />
Inaugura collezioni di giovani artisti promettenti.</em></p>
<p>2. </p>
<p>Coleman Singer.<br />
Si raccontava di tutto su di lui. La grande villa sul lago nella quale abitava era fonte inesauribile di storie fantastiche.<br />
Mitopoiesi della provincia.<br />
Si diceva che avesse ucciso suo figlio. Che ne avesse trafugato il cadavere. La polizia aveva chiuso un occhio. Non aveva nemmeno aperto un’indagine.<br />
In effetti Singer non aveva mai avuto figli.<br />
Storie di paese.<br />
Nient’altro che leggende.</p>
<p>B lavorava per Singer.<br />
Venni a saperlo un pomeriggio qualsiasi. Il solito caldo innaturale. Io e B ce ne stavamo seduti sull’erba, all’ombra di un albero.<br />
Il giardino di B: un quadrato di verde circondato dal cemento.<br />
Intorno: la ferrovia, una chiesa sconsacrata, la collina.<br />
Aspettai di avere la canna tra le dita. Diedi un tiro. Espirai guardando il sole. Pallido. Avvolto in una foschia che sembrava salire dall’asfalto.<br />
“Che tipo è”, chiesi.<br />
“Un vecchio”. B sembrò pensarci su un po’. “Un vecchio fascista del cazzo”.<br />
Calo di pressione. Voglia di qualcosa di fresco. Una bibita.<br />
“Sono vere le storie che si raccontano su di lui?”<br />
B scosse la testa.<br />
“E’ solo un vecchio”, disse.</p>
<p>Poi me lo chiese.<br />
Disse: “Domani vado in villa a portare dei quadri”.<br />
Era sera. Stavamo giocando a basket sull’asfalto del cortile. C’era un vecchio canestro fissato al muro della cantina.<br />
“Se vuoi puoi accompagnarmi”.<br />
“Non lo so”, risposi. “Posso vedere la galleria?”<br />
Punto. Sedici a nove per lui.<br />
“No”, disse, raccogliendo la palla. “Puoi solo accompagnarmi”.</p>
<p>3.</p>
<p>Cielo grigio, di colpo. Minaccia di pioggia.<br />
Sedevo sulla vecchia alfa di B. Eravamo diretti alla villa. I sedili posteriori erano pieni di quadri, imballati nel polistirolo.<br />
Guidava B, il braccio penzoloni dal finestrino aperto. Indossava una canottiera scura macchiata di vernice bianca.<br />
Io portavo vecchi jeans e una maglietta gialla.<br />
Una strada tutta curve. Sterrata, immersa nella collina. Andava stringendosi di metro in metro. Boscaglia. Canneti.<br />
Il lago, di sotto, uno specchio.</p>
<p>Una strada che sembrava infinita.<br />
Accostammo in uno slargo, accanto ad una costruzione diroccata.<br />
“Da qui si va a piedi”, disse B.<br />
Cielo grigio. Afa. Tutto intorno era immobile. La radio accesa mandava un vecchio successo di Madonna.</p>
<p>Un cancello di ferro battuto. Un giardino. Una casa.<br />
Niente di eccezionale: una normalissima villa.<br />
Niente di cui stupirsi.</p>
<p>Mezzora dopo ero rimasto solo. Sedevo su una panchina.<br />
Mi trovavo nel giardino di villa Singer. Il cuore della mitologia locale. I cancelli della fortezza inespugnabile si erano aperti.<br />
Nessuna emozione.<br />
B era scomparso. Inghiottito da una scala a chiocciola che portava chissà dove.<br />
La galleria, è ovvio.<br />
La moglie di Singer sedeva a pochi metri da me. Sorseggiava un cocktail coloratissimo, riparata dall’ombra di un gazebo.<br />
Con lei c’era una donna.<br />
Due donne. Colori. La moglie di Singer indossava un abito rosso. Capelli color paglia. L’altra donna era magra come un’ombra. Aveva i capelli di un blu elettrico.<br />
La chioma azzurra si voltò a guardarmi.<br />
Fu un secondo.</p>
<p>Stavamo tornando alla macchina.<br />
Passi lunghi. In silenzio.<br />
Una Mercedes scura ci passò a fianco. B si voltò. L’auto si fermò davanti ai cancelli della villa. I cancelli si aprirono.<br />
B disse: “Aspetta un attimo”.</p>
<p>Stavano entrambi davanti al cancello.<br />
L’uomo alto si chinava per parlare con B. Aveva capelli di un bianco niveo. Risaltavano contro il nero intenso dell’auto.<br />
B teneva lo sguardo fisso a terra.<br />
Singer teneva B per il braccio destro. Un gesto d’affetto. Una morsa che non ti lascia scappare.<br />
Un padre e un figlio.<br />
Singer non sembrava intenzionato a mollare la presa.</p>
<p><em>0. </p>
<p>11 giugno 2000. Francesca R., sedici anni, viene trovata morta nella sua camera da letto.<br />
Non ha optato per la decenza. Non l’ha mai fatto. Nemmeno nell’ultimo momento, appena prima di ammazzarsi.<br />
Niente pillole. Niente gas.<br />
Niente incidente in moto. Volontario, sì, ma ti resta il dubbio.<br />
No.<br />
Ha preso la pistola di suo padre dal cassetto. Si è sparata in bocca.<br />
Una di quelle cose che nessuno vorrebbe mai vedere. </p>
<p>Autunno 1999 – primavera 2000.<br />
L’epoca del parco.<br />
Ogni giorno. Con qualunque clima. Abbiamo una radio che funziona a pile. Cassette dei Derozer.<br />
Creste. Anfibi militari. Furti nei supermercati. Musica Oi!.<br />
Francesca è il nucleo intorno a cui gira la compagnia.<br />
Una ragazza difficile, dicono i genitori.<br />
Una ragazza come tante, pensiamo noi.<br />
Che andrà all’università. Troverà un lavoro decente. Metterà la testa a posto. Avrà dei figli.<br />
Però una ragazza speciale.<br />
Qui tutti la rispettiamo. Di più, le vogliamo bene. Perché anche se ha soltanto un anno più di me, sembra più vecchia.<br />
Ha l’aria di esserci sempre stata, lei.<br />
Poi è un’artista.<br />
Dipinge.<br />
Non ho mai visto un suo quadro, ma pare che abbia un talento particolare. I pittori e i galleristi della zona la tengono sotto osservazione.<br />
Così giovane, solo sedici anni.<br />
Un talento naturale.<br />
Dicono tutti che avrà un futuro, nel mondo dell’arte.</p>
<p>Poi, un giorno d’inverno, Francesca viene da me.<br />
È raggiante.<br />
“Ieri è venuto qualcuno a vedere i miei quadri”, dice.<br />
“Chi”, chiedo io.<br />
Lei sorride.<br />
“Non puoi neanche immaginartelo”.</em></p>
<p>4.</p>
<p>Il lavoro procedeva. Ma B era sempre più teso. Silenzioso. Aggressivo.<br />
Decine di quadri e di schizzi riempivano le pareti della cantina. Poche settimane alla mostra. L’attesa era palpabile. Elettrica.</p>
<p>Lavorava giorno e notte.<br />
Giorno: imposte chiuse per difenderci dal caldo. Stereo acceso. Tv accesa.<br />
Notte: luci al neon. Imposte aperte.<br />
I grilli.<br />
Anche se sembrava impossibile.</p>
<p>Poi successe una cosa.<br />
Un pomeriggio entrai in cantina. B non c’era. Le luci erano spente. Chiamai. Feci alcuni passi e chiamai di nuovo.<br />
Poi accesi le luci.<br />
Era lì. Al buio, contro una parete. Come uno scarafaggio. Guardava fisso nel vuoto. Appiattito. Come a voler scomparire.<br />
“Che cazzo stai facendo”, chiesi.<br />
Lui mi guardò.</p>
<p><em>0.</p>
<p>24 agosto 2005. Rassegna stampa.<br />
Georgia: primo esperimento del prototipo TF-01. Test di sincronia con la componente umana parzialmente riusciti.<br />
Risultato soddisfacente.<br />
Il progetto Total Freedom sembra una realtà.<br />
Conferenza stampa dei vertici del Pentagono a Washington D.C.<br />
La prima verità: TF-01 ricalca la mappatura genetica di una forma di vita finora sconosciuta all’essere umano.<br />
Più di una specie animale.<br />
In effetti una minoranza etnica.<br />
Scandalo nell’opinione pubblica. Ma non ci si può fermare. Le proteste vengono sedate. I cortei si disperdono.<br />
Niente di cui stupirsi.</p>
<p>Poi mi dice: “Non mi lasciano fare quello che voglio. Io non dipingo per loro. Loro dicono che hanno capito, ma non sanno niente di me.<br />
Io non voglio essere un’artista.<br />
Io li odio.<br />
Vaffanculo. Li odio. Non hanno capito niente. Non hanno capito niente dei miei quadri. Vaffanculo. Io…”<br />
Piange.<br />
Io l’ascolto piangere.<br />
Ascolto il vento. Il profumo dei fiori. Stanno comparendo le lucciole.<br />
È primavera anche al parco.</p>
<p>Singer chiude il giornale. Si alza dalla poltrona.<br />
Va alla finestra, lentamente.<br />
Uno strapiombo. Sotto solo il lago.<br />
La sua piccola fetta di assoluto.<br />
</em></p>
<p>5.</p>
<p>Il 24 agosto: mancava meno di una settimana alla mostra.<br />
Giorni febbrili.<br />
Alla fine ci eravamo infilati nella strettoia dell’imbuto. Non parlavamo. B dipingeva. Spesso non dipingeva nemmeno. Stava seduto in silenzio.<br />
Pallido. La barba non fatta. La sigaretta sempre accesa. </p>
<p>Giorni in questo modo.<br />
Il cielo grigio non cambiava. Le giornate non avevano più un ordine logico. Senza tempo. Mangiavamo quando ci veniva fame. Dormivamo quando avevamo sonno.<br />
Non uscivamo più di casa.<br />
B dipingeva. Io gli stavo vicino. Io ero la sua spalla.<br />
Poi arrivò il momento.<br />
Il grande giorno.</p>
<p>6.</p>
<p>Era trascorsa una settimana.<br />
Stavamo entrambi seduti sul divano della taverna. Mtv a volume zero. Immagini. Ci passavamo una canna.<br />
Fuori, pioggia.<br />
Pioggia ininterrotta da sette giorni. </p>
<p>La mostra era andata bene.<br />
Un successo. B aveva ottenuto diverse offerte lavorative.<br />
Ad una in particolare era impossibile rinunciare.<br />
Una gallerista di Boston. La possibilità di esporre negli Stati Uniti. Pochi giorni: una settimana per preparare i locali, una settimana di mostra propriamente detta.<br />
Ventidue anni. Due settimane di vacanza e un nome che oltrepassa l’Atlantico.<br />
Impossibile rinunciarvi.</p>
<p>Ci restavano dieci giorni per godere dell’estate. Dopodichè B sarebbe partito. Sarebbe tornato a settembre. Per me tutto sarebbe tornato alla normalità.<br />
Giorni che non scorderò mai.<br />
Giorni densi di presagi. Sono certo che dissi a B qualcosa, in quei giorni.<br />
Ci sentimmo uniti.<br />
In realtà non successe nulla. Tornò il sole. Bagni al lago. Partite a basket. Gelati. Serate in piazza. Lattine di birra. Musica. Facce conosciute.<br />
Poi finì.<br />
Lo accompagnai in aeroporto.<br />
Disse: “Due settimane e torno indietro”.</p>
<p>7.</p>
<p>Poi successe qualcos’altro.<br />
Ero in macchina. Avevo appena lasciato B all’aeroporto. Ero diretto verso casa.<br />
Intenzioni: concludere l’estate dignitosamente. Uscire. Ubriacarmi. Prendere il sole. Magari farmi una scopata.<br />
Ma successe qualcosa.<br />
Pensai a Francesca. Per la prima volta negli ultimi due mesi.<br />
Mi tornò in mente una scena che avevo scordato.<br />
Un pomeriggio d’inverno. Il parco è innevato. Sono seduto sotto la tettoia della biblioteca comunale.<br />
Jeans attillati infilati negli scarponcini. Walkman nelle orecchie. I Rancid.<br />
A questo punto arriva Francesca.<br />
Bruna. Capelli corti, da maschio. Non è bella. Però ha un fascino tutto suo. Anche lei porta i jeans. Indossa un giubbotto da sci. Azzurro.<br />
Si avvicina.<br />
È raggiante.<br />
“Ieri è venuto qualcuno a vedere i miei quadri”, dice.<br />
“Chi”, chiedo io.<br />
Lei sorride.<br />
“Non puoi neanche immaginartelo”.<br />
“Be’, allora dimmelo”, insisto.<br />
“Coleman Singer”, fa lei. </p>
<p><em>0.</p>
<p>Due settimane dopo. Il giorno del ritorno di B.<br />
Nove del mattino. Aspetto una chiamata. Aspetto che passi da casa mia e suoni il campanello.<br />
Niente.<br />
Cinque del pomeriggio. Ha ricominciato a piovere. Il telefono non squilla.<br />
Nove di sera. Chiamo a casa di B. Risponde sua madre.<br />
“No”, dice. “Sarà un po’ più lunga del previsto. Due o tre giorni ancora”.<br />
“Non ha lasciato un recapito?”, chiedo.<br />
“Facciamo così”, dice sua madre. “Appena torna ti faccio chiamare. Ok?”</p>
<p>Tre settimane da quando B è partito. Continua a piovere. Il telefono non squilla mai.<br />
Silenzio assoluto.<br />
Chiamo di nuovo a casa di sua madre.<br />
“Senti”, dice la donna. “Può essere che questa storia si faccia piuttosto lunga. È inutile che telefoni ogni settimana”.<br />
Il tono è duro. Seccato. Rimango in silenzio.<br />
Sospira. Sento che si sta ammorbidendo. Muscoli facciali che si rilassano.<br />
“Davvero”, dice. “Va tutto bene. Non devi preoccuparti”.</p>
<p>Un mese e una settimana.<br />
Ho deciso che non telefonerò più.<br />
Fuori piove. Oggi ho comprato il giornale. Total Freedom è in prima pagina. Un’intervista a Singer.<br />
Singer: un fascista.<br />
Non posso togliermelo dalla testa.<br />
Singer e Francesca. B è un giovane artista. L’arte si vende. Singer è tra i maggiori finanziatori di Total Freedom. L’arte è parte della distruzione. Francesca è stata distrutta. Francesca si è autodistrutta.<br />
B negli Stati Uniti. Non chiama.<br />
Io lo sapevo.<br />
L’ho sempre saputo.</p>
<p>Due mesi dopo.<br />
Ultimi giorni di ottobre. Fuori piove. Non ha mai smesso.<br />
Sono solo in camera. Solo in casa. Solo nel mondo. Pioggia: sensazione di malinconia. Non mi piace. La mia stanza: sono lo scarafaggio che abita la mia stanza. Non mi piace.<br />
Squilla il telefono.<br />
Alzo.<br />
Rispondo. Lo sapevo. È B. Lo sapevo. Niente di cui stupirsi.<br />
“Dove sei”, chiedo.<br />
“Non lo so”.<br />
Silenzio.<br />
Dall’altra parte del capo: “Ho poco tempo. Devo parlarti”.<br />
Silenzio.<br />
“Vado lontano”.<br />
“Ancora di più?”<br />
Silenzio. Sensazione di denti che cadono. Denti che si sgretolano in bocca. Non puoi parlare. Sputi sangue e frammenti d’osso.<br />
“Non potrò chiamarti da laggiù”<br />
“Dove vai?”, chiedo.<br />
“Non lo so. In una villa. Hanno una villa anche qui”.<br />
Silenzio.<br />
“Non ti preoccupare”.<br />
Poi un’interferenza. La voce diventa metallica. Un ronzio sempre più insistente.<br />
“Tra poco sono a casa”<br />
Una voce non umana.<br />
Che esita. Sembra voler aggiungere qualcosa. Attimi di tensione.<br />
Poi dice: “Ciao”.<br />
Appende.</em></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/generazionerumore.wordpress.com/8/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/generazionerumore.wordpress.com/8/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/generazionerumore.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/generazionerumore.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/generazionerumore.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/generazionerumore.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/generazionerumore.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/generazionerumore.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/generazionerumore.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/generazionerumore.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/generazionerumore.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/generazionerumore.wordpress.com/8/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=generazionerumore.wordpress.com&blog=1711968&post=8&subd=generazionerumore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/giovane-artista-cercasi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/3ac3fa801c0cdd129b4397ab04054f7d?s=96&#38;d=identicon" medium="image">
			<media:title type="html">orgone5</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>2022</title>
		<link>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/2022/</link>
		<comments>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/2022/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2007 10:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orgone5</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/2022/</guid>
		<description><![CDATA[
… preso atto dello stato di caos in cui si ritrova oggi il nostro Paese, il proliferare di gruppi politici eversivi e sanguinari, la progressiva affermazione di movimenti violenti il cui unico fine dichiarato è quello di rovesciare l’ordine costituito in nome di un’ideologia anti-democratica e anti-parlamentare…
24 luglio. 
Sera. Nuvole nel cielo violaceo. 
Sembra che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=generazionerumore.wordpress.com&blog=1711968&post=7&subd=generazionerumore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><br />
… preso atto dello stato di caos in cui si ritrova oggi il nostro Paese, il proliferare di gruppi politici eversivi e sanguinari, la progressiva affermazione di movimenti violenti il cui unico fine dichiarato è quello di rovesciare l’ordine costituito in nome di un’ideologia anti-democratica e anti-parlamentare…</em></p>
<p>24 luglio. </p>
<p>Sera. Nuvole nel cielo violaceo. </p>
<p>Sembra che debba piovere. </p>
<p>Non piove. </p>
<p>Solo nella cucina di un appartamento qualunque. Finestre aperte. Compresse di Xanax sul tavolo.</p>
<p>Aspetto.</p>
<p><em><br />
… il Consiglio dei Ministri, presieduto dall’Alto Cancelliere, Onorevole…</em></p>
<p>USERNAME: Danny<br />
PASSWORD: xxxxxxxxx</p>
<p><em>… ritiene necessaria una risposta forte alle esigenze del Paese, una risposta che sappia far fronte in maniera decisa e perentoria ad una situazione di progressivo decadimento del sentimento democratico, in nome…</em></p>
<p>24 luglio. </p>
<p>Sera. Il cielo non esiste. </p>
<p>Non pioverà. </p>
<p>Asfalto asciutto per permetterti di correre.</p>
<p>Fuggire. </p>
<p>Fast food affollato di un quartiere sotterraneo. Non esistono finestre. Compresse di Xanax sul tavolo.</p>
<p>&#8212; ACCESSO &#8212;</p>
<p>Danny: “Ci sono”<br />
FattoreK: “Non per molto,”<br />
Danny: “Come fai a saperlo?”<br />
FattoreK: “…”<br />
FattoreK: “Quando?”<br />
Danny: “Domani sera”<br />
FattoreK: “Sei sicuro?”<br />
Danny: “Sì”<br />
Danny: “No”<br />
Danny: “…”</p>
<p><em><br />
… un corpo speciale di polizia è stato creato al fine specifico di annichilire queste tendenze eversive ed anarchiche e garantire ai cittadini quella sicurezza che per uno Stato moderno è priorità assoluta. Il comando delle operazioni, che vedranno l’impiego congiunto della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e dei Servizi Segreti, è stato affidato al colonnello…</em></p>
<p>24 luglio.</p>
<p>Sempre qui.</p>
<p>Niente si muove.</p>
<p>FattoreK: “…”<br />
Danny: “Sanno chi sono. Hanno il mio profilo”<br />
FattoreK: “Hanno il profilo di tutti”<br />
Danny: “Non ho alcuna speranza”<br />
FattoreK: “Nessuno ha speranza”<br />
Danny: “Tornerò”<br />
FattoreK: “Non lo farai”<br />
<em></p>
<p>… quello che l’Alto Cancelliere chiede alla cittadinanza è un impegno costante a tutela del diritto e dell’ordine…<br />
</em></p>
<p>24 luglio.</p>
<p>Fuggire.</p>
<p>Compresse di Xanax sul tavolo.<br />
<em></p>
<p>… da questo momento in poi sarà considerato reato, e pertanto punibile con la reclusione, fornire qualsiasi tipo di appoggio o aiuto ai terroristi, sarà considerato reato…</em></p>
<p>Danny: “Sì”<br />
FattoreK: “…”<br />
Fattore K: “Perché volevi parlarmi?”<br />
Danny: “Non lo so”<br />
Danny: “Volevo salutarti, credo”<br />
Danny: “…”<br />
FattoreK: “Pensaci, Danny”</p>
<p>24 luglio. </p>
<p>Sera. Di nuovo nell’appartamento. </p>
<p>Xanax per dormire. </p>
<p>Una compressa di Xanax per dormire. </p>
<p>Domani…</p>
<p><em>… una grossa operazione repressiva nei confronti…</p>
<p>… quella che passerà alla storia come la più importante…</em></p>
<p>FattoreK: “Pensaci, Danny. C’è una speranza, Danny”<br />
Danny: “No. Lo sai”.</p>
<p><em><br />
… il sesto decreto legge sull’epurazione dal territorio nazionale delle cellule terroristiche è stato oggi approvato…</em></p>
<p>24 luglio.</p>
<p>Due compresse di Xanax.</p>
<p>FattoreK: “Ti hanno tradito, Danny”<br />
Danny: “Non è vero”.</p>
<p>24 luglio. </p>
<p>Tre compresse di Xanax.</p>
<p><em><br />
… perché tutta la società collabori…<br />
</em></p>
<p>Danny: “Come fai a dirlo?”<br />
Danny: “FattoreK”<br />
Danny: “Dove sei?”<br />
Danny: “…”</p>
<p>Ora</p>
<p><em><br />
… per rendere il nostro un Paese migliore.<br />
</em></p>
<p>Posso</p>
<p>FattoreK è offline: puoi inviare a FattoreK un messaggio non in linea. Il messaggio sarà recapitato al nuovo accesso dell’utente</p>
<p>Dormire.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/generazionerumore.wordpress.com/7/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/generazionerumore.wordpress.com/7/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/generazionerumore.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/generazionerumore.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/generazionerumore.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/generazionerumore.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/generazionerumore.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/generazionerumore.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/generazionerumore.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/generazionerumore.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/generazionerumore.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/generazionerumore.wordpress.com/7/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=generazionerumore.wordpress.com&blog=1711968&post=7&subd=generazionerumore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/2022/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/3ac3fa801c0cdd129b4397ab04054f7d?s=96&#38;d=identicon" medium="image">
			<media:title type="html">orgone5</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Bovisa killer</title>
		<link>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/bovisa-killer/</link>
		<comments>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/bovisa-killer/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2007 10:57:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orgone5</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/bovisa-killer/</guid>
		<description><![CDATA[Novembre.
Avevano preso in gestione un piccolo supermarket per la stagione invernale. Vendevano frutta esotica e calze da donna, riviste spinte e attrezzi da lavoro, vendevano perfino qualche vecchia radio a transistor. Il locale era angusto ma accogliente, pulito, ordinato.
La vecchia proprietaria, una domenicana che era arrivata a Milano negli anni ottanta su un volo merci, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=generazionerumore.wordpress.com&blog=1711968&post=6&subd=generazionerumore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Novembre.</p>
<p>Avevano preso in gestione un piccolo supermarket per la stagione invernale. Vendevano frutta esotica e calze da donna, riviste spinte e attrezzi da lavoro, vendevano perfino qualche vecchia radio a transistor. Il locale era angusto ma accogliente, pulito, ordinato.<br />
La vecchia proprietaria, una domenicana che era arrivata a Milano negli anni ottanta su un volo merci, era tornata a Santo Domingo a trovare i figli che non vedeva da otto anni. Aveva lasciato il negozio a Giulio, che era il suo unico commesso.<br />
 “Ritorno in primavera”, aveva detto. E poi: “I soldi che guadagni sono soldi tuoi”.<br />
Giulio l’aveva accompagnata a Malpensa, poi si era trovato da solo in negozio, con le saracinesche abbassate.<br />
Aveva preso in mano il telefono e aveva chiamato Pietro, il suo migliore amico.</p>
<p>Era arrivato quando già stava facendo buio, con il motorino giallo anche se la temperatura non superava i due o tre gradi. Aveva una grossa borsa piena di vestiti e di libri e di dischi. Conosceva bene quel posto. Anche lui aveva vissuto in Bovisa, quando faceva l’università. Era lì, da qualche parte, che aveva parlato con Giulio per la prima volta.<br />
Era entrato dalla saracinesca alzata a metà. Lui e Giulio si erano stretti la mano. Poi, come se fosse stato a casa sua, Pietro aveva preso due birre dal frigorifero.<br />
E in un certo senso, aveva pensato, questa è la mia nuova casa. </p>
<p>Sul retro c’era un bagno con anche la doccia e una stanza quadrata che Estela, la domenicana, usava per parcheggiare la bicicletta. Loro la pulirono la riordinarono e ci misero due brande per dormire. Ci misero anche un tavolo sul quale piazzarono il computer portatile di Pietro.<br />
“Per non pagare l’affitto di un appartamento”, aveva detto Giulio al telefono, due o tre ore prima.<br />
Poi erano andati a casa di Giulio a prendere Lucky. Lucky era un cane e aveva dei problemi psicomotori seri, per questo Giulio l’aveva tenuto con sé. L’avevano trovato una notte, lui Pietro e la sorella di Pietro che si chiamava Martina. Era legato a un palo vicino alla stazione del passante ferroviario. Era agosto, faceva caldo, avevano la bocca secca per la sete e per i negroni di un aperitivo.<br />
Avevano deciso di portarlo a casa.<br />
Martina, che aveva diciassette anni, aveva detto che quel cane aveva qualcosa che non andava, loro l’avevano trovato, era un cane fortunato. Aveva detto di chiamarlo Lucky, come una canzone dei Radiohead.<br />
Quella sera Giulio aveva pensato che aveva ventidue anni e che stava per farne ventitrè. Martina invece aveva diciassette anni e pensava che ne avrebbe avuti diciassette per tutta la vita.</p>
<p>Dicembre.</p>
<p>Il lavoro andava discretamente. Non richiedeva molto impegno e il primo mese aveva fruttato quasi seicento euro a testa tolte le spese. I fornitori telefonavano la mattina presto, i clienti si chiedevano dove fosse Estela, ascoltavano le spiegazioni, se ne andavano soddisfatti.<br />
Si era messo a fare ancora più freddo, il motorino di Pietro una mattina non era partito e da quella volta non era partito più. Martina veniva a trovarli quando usciva da scuola. A volte pranzavano insieme. Altre volte Martina restava al negozio e loro andavano al politecnico, vendevano qualche grammo d’erba agli amici, a volte Pietro giocava a calcio nel cortile del poli mentre Giulio parlava con una ragazza su una panchina.</p>
<p>Vendevano pannolini alle mamme, riviste d’auto ai papà, sigarette ai figli.<br />
La stanza da letto, quella che Estela aveva usato come ripostiglio, si era riempita di abiti e dischi. Le casse del portatile di Pietro mandavano musica a basso volume tutto il giorno, Massive Attack, Portishead, Air.<br />
Lucky stava nel cortile interno, ma lo facevano entrare all’ora di cena. Cenavano assieme, loro due e Lucky, poi a volte uscivano, altre volte restavano in casa.</p>
<p>Aveva cominciato a nevicare e due giorni dopo tutta Bovisa era sommersa dalla neve. Il muro diroccato, le gru, i capannoni. Tutto.<br />
Una domenica pomeriggio Giulio aveva svegliato Pietro e Pietro gli aveva chiesto: “Che ore sono?”<br />
“Le tre meno un quarto.”<br />
Avevano passato la notte ad un rave fuori città ed erano tornati all’alba. Fuori stava facendo buio di nuovo.<br />
“Possiamo portare Lucky al parco”, aveva detto Giulio.<br />
Faceva freddo ma il cielo era limpido e rossastro. Lucky correva nella neve mentre Giulio e Pietro fumavano appoggiati alla saxo verde di Giulio. Faceva un freddo tremendo. Erano le otto di sera, erano svegli da cinque ore e avevano pranzato da tre. </p>
<p>La mattina di natale il corriere della sera, cronaca di Milano, titolava: “Killer di Natale”. E l’occhiello diceva: “Brutale omicidio in Bovisa, macellaio fatto a pezzi da sconosciuti. L’assassino ha usato i coltelli da lavoro della vittima”.<br />
Poi c’era una foto, e sotto la foto un nome e un’età, cinquataquattro anni.<br />
Pietro lesse l’articolo senza interesse. Si chiese se conosceva il morto e si disse che non lo conosceva.<br />
Allora andò a farsi una doccia, perché quel giorno, per natale, avrebbe pranzato a casa di sua madre.</p>
<p>Gennaio.</p>
<p>Il negozio era rimasto chiuso per natale fino al sette, dopo l’epifania. Il capodanno l’avevano fatto in due posti diversi, ma tutti e due a Milano. Erano tornati in negozio la sera dei sei e tre giorni dopo era morto Lucky.<br />
Avevano sempre discusso su chi dovesse cambiare l’acqua alla ciotola del cane. Avevano deciso che Pietro, la mattina, doveva rompere il ghiaccio che si era formato durante la notte e cambiare l’acqua. Però Pietro se ne dimenticava sempre, e capitava spesso che discutessero.<br />
Una mattina si erano alzati e avevano trovato Lucky morto in cortile. Era freddo e rigido, non avevano nemmeno il coraggio di toccarlo. Attaccata alla ciotola ghiacciata c’era una cosa piccola e scura, sembrava una prugna secca, invece era un pezzettino della lingua di Lucky.<br />
Avevano sollevato il cadavere e l’avevano buttato nel cassone della spazzatura, ma tutto questo in silenzio. E Giulio era rimasto silenzioso per tutta la sera e anche per i giorni dopo, e di colpo qualcosa era cambiato.<br />
Dopo le cose avevano cominciato a peggiorare. </p>
<p>Il secondo omicidio era arrivato verso il quindici. Questa volta si trattava di una cucitrice cinese, una donna di quarantasette anni. L’assassino l’aveva rapita per strada, l’aveva violentata, le aveva rotto l’osso del collo e poi l’aveva lasciata in un campo, contro le macerie di un capannone industriale.<br />
Avevano visto la polizia e l’ambulanza e avevano visto il cadavere coperto dal lenzuolo bianco. Tornando verso il negozio Pietro aveva detto: “Io questa la conoscevo”. E Martina, che era andata con loro, aveva detto che i cinesi sono tutti uguali. Giulio non aveva detto niente.<br />
Già il giorno dopo tutto il quartiere parlava del mostro della Bovisa. </p>
<p>“Un mostro in Bovisa” era il titolo dell’articolo che Martina stava leggendo, sul corriere, cronaca di Milano, prima pagina.<br />
Li andava a trovare più spesso, ora che Lucky era morto. Passava per fare due chiacchiere con suo fratello, lo portava a bere un caffé, a fumare una sigaretta sotto l’enorme antenna della tv. Giulio usciva molto spesso, tornava a casa tardi, a volte la mattina non si svegliava. Frequentava una ragazza che Pietro e Martina non conoscevano.<br />
Fuori tutto era gelato, gli spacciatori agli angoli delle strade erano gelati, gli studenti di architettura erano gelati. La gente giocava al lotto, comprava i giornali, saliva e scendeva dagli autobus.<br />
Il serial killer del quartiere, o i due assassini occasionali, giocava o giocavano al lotto, comprava o compravano i giornali. La stanza da letto dietro al negozio, come al solito, era piena di musica.</p>
<p>Prima che arrivasse la fine del mese c’era stato tempo per un altro omicidio. Si trattava di una studentessa di architettura di vent’anni. L’avevano trovata con la gola tagliata, sul sedile di una golf grigia, in un vicolo vuoto, pieno di ghiaccio e immondizia.<br />
L’avevano ammazzata di giorno, sotto gli occhi di tutti. Non l’avevano violentata, non c’erano nemmeno segni di colluttazione, sembrava che si fosse fatta tagliare la gola tranquillamente. La polizia non sapeva cosa dire. Non c’era legame tra gli omicidi. Chi ammazzava non lasciava tracce, era bravo, o erano bravi, e fortunati.<br />
In quel periodo erano cominciati i sospetti. Tutti sospettavano di tutti, i milanesi degli immigrati, gli egiziani degli ucraini, i baristi dei loro clienti e i clienti dei baristi. E qualcuno, profeticamente, aveva scritto sul muro di una casa: “bovisa killer, quartiere a rischio”. </p>
<p>Febbraio.</p>
<p>Martina non c’era, non si vedeva da un pezzo, e Pietro era in negozio. Giulio si era preso la mattinata per dormire, poi era uscito a farsi un panino, ora camminava nel cortile ghiacciato e deserto del politecnico.<br />
Stava seduto su una panchina. Guardava le facce dei passanti e pensava che ognuno di loro era il mostro della Bovisa, bovisa killer, come si diceva, almeno potenzialmente. Ognuno di loro era un assassino, da qualche parte, oppure una vittima.<br />
C’era un sole pallido e  automobili nel parcheggio della stazione, e il passante ferroviario che si muoveva in silenzio. Pensava alla ragazza con cui stava uscendo, lei non era di Bovisa, non correva rischi. Le giornate erano lunghe e vuote. Le notti confuse. Ora aveva mal di testa.<br />
E pensava a Martina, lei ogni tanto spariva, non chiamava, non si faceva più vedere. Aveva diciassette anni, anche Giulio aveva avuto diciassette anni un secolo fa. Gli mancavano i diciassette anni e gli mancava Martina.</p>
<p>La prima settimana di febbraio c’erano stati altri due omicidi. Due pensionati, marito e moglie, erano stati ammazzati con un colpo di pistola alla nuca, nel loro appartamento al quinto piano. La pistola aveva il silenziatore e nessuno aveva sentito gli spari.<br />
Quattro giorni più tardi un uomo era stato ucciso a calci da altri tre uomini, certi, avevano detto, che si trattasse del mostro, o almeno di uno dei mostri.<br />
Il morto aveva ventisette anni, soffriva di schizofrenia paranoide da dodici. I tre uomini erano stati arrestati. I giornali e la televisione invitavano alla calma, i telegiornali riprendevano le scene degli omicidi. Il sindaco di Milano e il capo della polizia avevano tenuto un discorso nel quartiere. La gente aveva paura.</p>
<p> Dietro i vetri del negozio l’atmosfera era sospesa. Ormai facevano vite diverse, frequentavano compagnie diverse, Martina non la vedevano quasi più. Pietro lavorava la mattina, Giulio il pomeriggio. Il quartiere era pattugliato giorno e notte dalle volanti della polizia, erano scomparsi gli spacciatori, erano scomparsi gli studenti.<br />
Era tutto freddo e ghiacciato e vuoto. Le giornate passavano tutte uguali, Giulio chiudeva la saracinesca del negozio, prendeva un autobus per Cadorna e pensava al pomeriggio con Pietro e Lucky al parco Sempione. Pensava a Estela e a Martina e pensava che se Lucky non fosse morto tutto questo non sarebbe successo.</p>
<p>Ormai c’era un omicidio ogni tre o quattro giorni. Un immigrato egiziano, un’impiegata, un vecchio tossicomane.<br />
Era il più eclatante caso di cronaca nera degli ultimi quindici anni. La polizia nel quartiere era triplicata. L’inefficienza delle misure repressive destava scandalo, arrestavano un uomo e la notte stessa un altro uomo veniva ammazzato.<br />
Il corriere della sera aveva scritto che gli assassini erano molti, sconosciuti, gente anonima, forse le stesse vittime. Sembrava che tutti, nel quartiere, senza un motivo, avessero cominciato ad uccidere.</p>
<p>Marzo.</p>
<p>Nel mese di marzo la carneficina aveva raggiunto il suo apice, e proprio a quel punto Giulio e Pietro avevano festeggiato il compleanno di Martina.<br />
Fuori la situazione era andata progressivamente mutando. Ormai nessuno parlava più del mostro, o dei mostri. Il fenomeno era chiaramente dilagato, seppure un mostro c’era stato ora ce n’erano centinaia, forse tutto il quartiere. Chi uccideva spesso si costituiva, altre volte si impiccava con le calze di nylon della moglie. Altre volte resisteva alla polizia e veniva ucciso in una sparatoria. Altre volte ancora scompariva nella mischia, lasciava il quartiere, o tornava a uccidere.<br />
Le autorità, la polizia, il sindaco, gli assessori e i politici di Roma, tutti insomma chiedevano di evacuare il quartiere, tutti si dicevano d’accordo e nessuno se ne andava. Qualcosa teneva gli abitanti del quartiere legati al quartiere, e alla probabilità di una morte violenta. Nessuno sapeva cosa fosse ma nessuno si faceva troppe domande.<br />
Fuori era ancora tutto congelato, nonostante fosse marzo, e anche nelle case era tutto congelato, e anche le persone erano congelate. Un inverno che sembrava infinito.</p>
<p>Era arrivata dopo la scuola, come faceva nei primi mesi del loro lavoro al negozio. Avevano pranzato insieme, erano rimasti tutti e tre in negozio per tutto il pomeriggio. Avevano bevuto birra per tutto il pomeriggio e all’ora di cena erano tutti e tre già discretamente ubriachi, e allegri.<br />
Erano andati a cena in un ristorante cinese, avevano bevuto ancora. Giulio aveva parlato per la prima volta della sua ragazza. Pietro aveva parlato di Lucky, aveva detto che continuava a sentirsi in colpa. “Era solo un cane”, aveva detto Giulio. “Non è successo niente”. Martina aveva parlato d’amore, poi avevano parlato di sesso, gli occhi di Martina brillavano di una dolcezza disperata.<br />
Poi erano tornati in negozio. Avevano dato a Martina il loro regalo di compleanno, Giulio le aveva sorriso e lei si era messa a ridere. Avevano bevuto ancora e ormai erano ubriachi, e fuori faceva freddo, anche dentro faceva freddo. Così avevano avvicinato le brande e si erano infilati sotto le coperte, tutti e tre, si erano messi a guardare un film.<br />
Avevano dormito qualche ora. Giulio aveva sentito contro il suo il corpo di Martina, che aveva appena compiuto diciotto anni, e anche quello di Pietro.<br />
Erano stati bene, e stavano bene quando la sveglia era suonata alle sette, perché Martina doveva andare a scuola. Fuori era ancora buio, il cielo era illuminato dai lampeggianti della polizia. C’erano reparti speciali dei carabinieri agli angoli delle strade, tiratori scelti nascosti nei palazzi abbandonati. La gente moriva e la gente uccideva. La polizia sparava. L’assurda ondata di follia di quell’inverno non era ancora finita.<br />
Il tram era arrivato, Martina li aveva salutati con un bacio ed era scomparsa nella foschia.</p>
<p>Il pomeriggio seguente Pietro aveva ricevuto una telefonata. Era sua madre. Chiedeva se Martina fosse lì.<br />
“No”, aveva risposto Pietro.<br />
“Ha detto che doveva parlarti”.<br />
“Ha detto che veniva qui?”<br />
“Sì, dopo la scuola”.<br />
“Qui non c’è”.<br />
Erano rimasti in silenzio per un lungo momento. Pietro era rimasti in silenzio ad ascoltare l’angoscia di sua madre all’altro capo del telefono. Aveva guardato Giulio e Giulio aveva capito tutto, in un attimo, aveva capito che non era la morte di Lucky, che non era niente, quello era solo un inizio, ora tutto era finito. Tutto.</p>
<p>Parentesi.</p>
<p>L’ondata di omicidi che colpi il quartiere Bovisa, periferia ovest di Milano, nell’inverno del 1996, si concluse di colpo, come era cominciata, sul finire di marzo di quello stesso anno.<br />
L’ultimo omicidio fu quello di una donna di ventinove anni, strangolata dal suo fidanzato che l’aveva scoperta infedele. Era il 23 marzo 1996.<br />
Molti degli assassini si costituirono, alcuni riuscirono a scappare e altri ancora si tolsero la vita. A tutti i 28 arrestati fu concessa l’infermità mentale: nessuno di loro riuscì a portare un movente plausibile per gli omicidi perpetrati. Tutti, nessuno escluso, sembravano in preda ad una strana confusione allucinatoria sui fatti riguardanti il loro recente passato.<br />
Il caso che passò alla storia con il nome di “Bovisa killer” è ancora oggi, dieci anni dopo, oggetto di studio per equipe di psicologi, antropologi e sociologi di tutto il mondo. La spiegazione dei movimenti della strage si è indirizzata, di recente, su un tipo di teoria definita “generazionale”. Secondo questa scuola di pensiero il caso “Bovisa killer” costituirebbe una sorta di rappresentazione rituale dell’apocalisse, collegata con l’ansia per la fine del millennio e che ebbe la tendenza ad esprimersi nel rifiuto drastico e totale del proprio tempo, di quelli che oggi vengono chiamati “i virulenti anni 90”.<br />
Questa tesi, bisogna dire, è però accettata solo da una parte del mondo accademico, ed è stata spesso accusata di mancanza di rigore scientifico.<br />
Per quanto riguarda i 28 colpevoli accertati, esclusi due che si tolsero la vita in carcere, i restanti 26 sembrano ad oggi perfettamente reintegrati nella società, e non sembrano conservare ricordo, se non vago, di quell’incredibile inverno del 1996.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/generazionerumore.wordpress.com/6/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/generazionerumore.wordpress.com/6/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/generazionerumore.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/generazionerumore.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/generazionerumore.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/generazionerumore.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/generazionerumore.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/generazionerumore.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/generazionerumore.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/generazionerumore.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/generazionerumore.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/generazionerumore.wordpress.com/6/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=generazionerumore.wordpress.com&blog=1711968&post=6&subd=generazionerumore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/bovisa-killer/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/3ac3fa801c0cdd129b4397ab04054f7d?s=96&#38;d=identicon" medium="image">
			<media:title type="html">orgone5</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>2065</title>
		<link>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/2065/</link>
		<comments>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/2065/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2007 10:55:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orgone5</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/2065/</guid>
		<description><![CDATA[terza esplosione
silenzio
       <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=generazionerumore.wordpress.com&blog=1711968&post=5&subd=generazionerumore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>terza esplosione</p>
<p>silenzio</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/generazionerumore.wordpress.com/5/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/generazionerumore.wordpress.com/5/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/generazionerumore.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/generazionerumore.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/generazionerumore.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/generazionerumore.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/generazionerumore.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/generazionerumore.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/generazionerumore.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/generazionerumore.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/generazionerumore.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/generazionerumore.wordpress.com/5/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=generazionerumore.wordpress.com&blog=1711968&post=5&subd=generazionerumore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/2065/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/3ac3fa801c0cdd129b4397ab04054f7d?s=96&#38;d=identicon" medium="image">
			<media:title type="html">orgone5</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Gli altri</title>
		<link>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/gli-altri/</link>
		<comments>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/gli-altri/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2007 10:53:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orgone5</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/gli-altri/</guid>
		<description><![CDATA[Avete per caso visto passare una volpe?
(L. Buñuel)
Una sera qualsiasi.
Primi giorni d’estate, finiti gli esami, nessun impegno.
Alle nove e mezza squilla il telefono. Sono disteso sul divano a guardare una partita di rugby, ma ho il ricevitore a portata di mano.
Rispondo.
Solita storia: suoni confusi, interferenze, voci che si accavallano.
Una volta facevo fatica a capire, ma [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=generazionerumore.wordpress.com&blog=1711968&post=4&subd=generazionerumore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Avete per caso visto passare una volpe?<br />
(L. Buñuel)</em></p>
<p>Una sera qualsiasi.<br />
Primi giorni d’estate, finiti gli esami, nessun impegno.<br />
Alle nove e mezza squilla il telefono. Sono disteso sul divano a guardare una partita di rugby, ma ho il ricevitore a portata di mano.<br />
Rispondo.<br />
Solita storia: suoni confusi, interferenze, voci che si accavallano.<br />
Una volta facevo fatica a capire, ma ormai ci sono abituato. I rumori e i discorsi sono quelli tipici di un paese di provincia: fiume, moto, pettegolezzi, droghe.<br />
Sono alla panchina, ne sono certo.<br />
Uno slargo sulla strada, una scala che scende, una piccola fontana: è il nostro punto di ritrovo.<br />
Vado. Devo andare.</p>
<p>Look indie, questa sera.<br />
Calzoni qualsiasi, maglietta gialla troppo stretta, converse, capelli sulla fronte. Ragazzo indie controlla di avere le chiavi. Ragazzo indie saluta la madre, poi esce.<br />
Arrivo alla panchina in cinque minuti.<br />
Tardi. Tardissimo.<br />
Bottiglie di birra vuote. Un pacchetto di sigarette. Un fiore dimenticato sulla panchina.<br />
Sono rimasti in tre: due ragazzi e una ragazza. Gente che conosco di vista. Non so come si chiamino, non so che cosa facciano delle loro vite.<br />
Giri diversi.<br />
Mi aggiorno sulle novità.  A si è trasferita a Bologna in via definitiva.  B ha fatto un incidente in moto, su in collina. Si è rotto una gamba, ma poteva andargli peggio.<br />
Chiedo degli altri.<br />
Sono appena partiti, dicono.<br />
Una partita a calcetto. Qualcuno era in moto. In paese. Quale calcetto? Calciobalilla, specificano.<br />
Dire calcetto è come cercare un ago in un pagliaio. Ma io ci sono abituato. Escludo alcune possibilità. Analizzo le restanti. Escludo di nuovo.<br />
Ho trovato.<br />
Saluto i superstiti della panchina.<br />
Salgo in macchina. </p>
<p>(In auto ascolto: Royksöpp – Melody A.M.)</p>
<p>Calcetto del Tobruk, di solito il nostro calcetto.<br />
Questa sera non si vede anima viva. Le solite due o tre facce al videopoker. Un gruppo di skin seduti sul marciapiede. Due ragazze in minigonna.<br />
Parlo con C, il barista, amico di vecchia data.<br />
Mi racconta la sua settimana al mare.<br />
Discorso confuso. Una discoteca. Una ragazza. Una stanza d’albergo. La ragazza è sadomasochista. Un’amica. Urla. La strada. Il mare. L’alba.<br />
Decido di farmi una birra: a questo punto non c’è fretta.<br />
C va e viene tra il banco e i tavoli.<br />
Parliamo del campionato di calcio appena concluso e dei mondiali imminenti. La Juve finisce in serie B. I mondiali li vince il Brasile.<br />
D, un amico comune, quest’anno ha fatto parecchi soldi alla SNAI.<br />
Il calcioscommesse. Guardo l’ora. Le scommesse sono un’alternativa a questo lavoro di merda, dice C. Le dieci e mezza.<br />
Devo andare.<br />
Non so dove.</p>
<p>Parcheggio del Tobruk: molte facce, nessuna conosciuta.<br />
Sono indeciso sul da farsi. Accendo una sigaretta. Aspetto qualcosa.<br />
Qualcosa arriva. Il cellulare squilla. Rispondo. Sono loro. Questa volta il rumore è più forte. Interferenze intensificate. Voci di molte persone e chill-out che sembra provenire da lontano.<br />
Un locale.<br />
Poi qualcos’altro: rumore d’acqua.<br />
Un locale al lago.<br />
Ci sono.</p>
<p>(In auto ascolto: Bloc Party – Silent Alarm∗)</p>
<p>Direzione lago maggiore.<br />
Attraversare il paese. Prendere la statale del Sempione per quindici chilometri. Svoltare.<br />
Oppure: prendere l’autostrada e lasciarla alla prima uscita senza casello.<br />
In piazza qualcuno mi chiama.<br />
Amici che non vedo da tempo. Amici che non ho voglia di vedere. Ragazzo indie registra il lampeggiare di abbaglianti. Ragazzo indie accosta, scende, stringe mani.<br />
Guardo l’ora di sfuggita: le undici passate.<br />
In ritardo sulla tabella di marcia.<br />
Un ritardo che potrebbe costare benzina, minuti al volante, altro ritardo.<br />
Gli amici chiedono se voglio fare una canna. Dico che ho appuntamento con gli altri. Dicono che una canna non si rifiuta a nessuno.<br />
Grado di convivialità della marijuana: molto alto.<br />
Una canna non si rifiuta a nessuno.<br />
Li seguo. All’incrocio del Kabiria ci infiliamo verso la collina. Strada che diventa sterrata. Finestrino aperto. Notte estiva.<br />
Accostiamo al ponte diroccato della circonvallazione.<br />
Rumore di grilli. Lucciole. Profumo d’estate e profumo d’erba che si propaga nelle vicinanze.<br />
Raccontano che F e G sono finalmente andati a vivere insieme, ora che G ha trovato lavoro in una fabbrica.<br />
F è molto carina, dicono.<br />
F è un ricordo di gioventù. Estate di quattro anni prima. Campi di grano. Feste del liceo. Vespa cinquanta special.<br />
Da due settimane sto uscendo con F.<br />
Una notte succede qualcosa.<br />
Da quel punto in poi le cose cominciano a complicarsi. </p>
<p>Di nuovo nel 2006.<br />
Anche la seconda canna è finita. Guardiamo le stelle. Restiamo in silenzio.<br />
Sono il primo a parlare: devo raggiungere gli altri.<br />
Di nuovo mani che stringono, pacche sulle spalle.<br />
La macchina si muove lenta nel buio, come se strisciasse.</p>
<p>(In auto ascolto: Radio Dept. – Lesser Matter∗)</p>
<p>Sono fermo da un semaforo, in paese.<br />
Un incrocio. Dall’altra parte della strada una piccola piazza. Nella piazza delle auto. Tra le auto un’Opel Corsa verde scuro. Qualcuno sta salendo sull’auto.<br />
Un flash: è K.<br />
K sta salendo sulla sua auto.<br />
K sa dove si trovano gli altri.<br />
K è gli altri.<br />
Suono il clacson ma non mi sente. Accende il motore proprio quando il semaforo diventa verde. Decido di seguirlo.<br />
Previsioni disattese: a quanto pare niente lago.<br />
Prendiamo per la collina, seguendo i cartelli stradali per Torino. Strade sinuose come bisce. Colline che ospitano cinghiali e messe nere.<br />
Poi un rettilineo. L’auto di K accelera, troppo per stargli dietro: qualche istante dopo è sparita dalla mia visuale.<br />
Non importa.<br />
A questo punto del tragitto la meta può essere una sola: casa di M.<br />
Ne sono certo.<br />
Mi fermo per fare benzina e ne approfitto per cambiare cd.</p>
<p>(Inserisco nel lettore: Mercury Rev – Deserter’s songs) </p>
<p>Casa di M, luci spente.<br />
Potrei suonare il campanello.<br />
Non lo faccio. Un attimo di silenzio per fermare la notte d’estate. Penso ai segmenti invisibili che collegano le cose.<br />
Una casa. Una strada. Un bar. Un’auto. Un lago. Un’altra casa.<br />
Luci. Persone. Storie.<br />
La rete.<br />
Un impulso elettronico tra le maglie della rete.<br />
Un collegamento ipertestuale.<br />
Ogni nodo è una storia. </p>
<p>Un attimo, poi si riparte.<br />
Chiamo M sul cellulare: spento. Chiamo R, sua sorella. È in casa. Io sono sotto casa. Dice: non posso farti salire. Scendo io.<br />
Aspetto qualche minuto. Accendo una sigaretta. Cammino per il cortile.<br />
Arriva.<br />
M non c’è. È uscito, dice. L’interpretazione non era sbagliata: sono andati al lago. Un lago, l’altro. È tornato J dall’Egitto. J ha portato un regalo per gli amici.<br />
Serata con l’erba sul pontile del Lido.<br />
Vorrei raggiungerli, dovrei farlo.<br />
R chiede se ho un attimo. Una sigaretta, dice.<br />
Dico di sì.  </p>
<p>Porte che si aprono: R ora vive a Milano.<br />
Sta in casa con S, una ragazza che ho conosciuto in Irlanda cinque anni fa.<br />
Un universo che si svela: vita della periferia milanese. Passanti ferroviari. Penny market. Cartelloni elettorali.</p>
<p>Sediamo su un muretto, la recinzione di un campo incolto.<br />
R indossa un paio di sandali. Insetti come falene ci volano attorno. Odore d’erba tagliata e fumo delle nostre sigarette.<br />
Un’altra storia. N ha dormito a casa loro, qualche tempo prima. N sembrava impazzito. Diceva di pensare seriamente al suicidio.<br />
Un momento sospeso: N era del gruppo, una volta.<br />
Ora non lo è più.<br />
Pare sia andato in Sud America per stare lontano dalle droghe. </p>
<p>Devo salire in macchina.<br />
Devo raggiungere il lago, fare un ultimo tentativo.<br />
R mi bacia su una guancia.<br />
Un bacio che ha tutto il sapore dell’estate. </p>
<p>(In auto ascolto: Sigur Ros – Takk)</p>
<p>Venti minuti di strada statale e sono al lago.<br />
Il pontile. L’albero. Il tavolo di pietra.<br />
Nient’altro.<br />
Deserto, come immaginavo. </p>
<p>Ho parcheggiato l’auto.<br />
Sono in piedi sul pontile. C’è vento, qui. Il lago è una macchia scura che non finisce da nessuna parte.<br />
C’è silenzio.<br />
Ci sono le tracce di un passaggio, le solite: bottiglie, pezzi di carta, pacchetti di sigarette.<br />
Mi siedo in terra.<br />
Guardo l’ora: le due e mezza passate.<br />
Una notte d’estate come tante altre.<br />
Ho voglia di sorridere.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/generazionerumore.wordpress.com/4/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/generazionerumore.wordpress.com/4/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/generazionerumore.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/generazionerumore.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/generazionerumore.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/generazionerumore.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/generazionerumore.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/generazionerumore.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/generazionerumore.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/generazionerumore.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/generazionerumore.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/generazionerumore.wordpress.com/4/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=generazionerumore.wordpress.com&blog=1711968&post=4&subd=generazionerumore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/gli-altri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/3ac3fa801c0cdd129b4397ab04054f7d?s=96&#38;d=identicon" medium="image">
			<media:title type="html">orgone5</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Epilogo</title>
		<link>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/epilogo/</link>
		<comments>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/epilogo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2007 10:48:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orgone5</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/epilogo/</guid>
		<description><![CDATA[Alcune date fondamentali per capire questi racconti:
1985
-	9 novembre: nasco io e nasce B
1989
-	Pechino, 4 giugno: carri armati cinesi entrano in piazza Tien An Men e pongono fine alla protesta studentesca che durava dal 15 aprile. Il bilancio dei morti varia, a seconda delle fonti, da 200 a 7000
-	9 novembre: cade il muro di Berlino e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=generazionerumore.wordpress.com&blog=1711968&post=3&subd=generazionerumore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Alcune date fondamentali per capire questi racconti:</p>
<p><strong>1985</strong></p>
<p>-	9 novembre: nasco io e nasce B</p>
<p><strong>1989</strong></p>
<p>-	Pechino, 4 giugno: carri armati cinesi entrano in piazza Tien An Men e pongono fine alla protesta studentesca che durava dal 15 aprile. Il bilancio dei morti varia, a seconda delle fonti, da 200 a 7000<br />
-	9 novembre: cade il muro di Berlino e comincia la dissoluzione dell’Unione Sovietica<br />
-	A quel punto B vive a Berlino da tredici mesi. Ha da poco compiuto trentadue anni. La mattina del 10 scopre che Caterina, la sua ragazza, è incinta; decide di tornare in Italia</p>
<p><strong>1990</strong></p>
<p>-	L’Italia arriva terza ai mondiali di calcio, che si sono tenuti proprio in Italia<br />
-	A Venaria Reale (TO) un eroinomane di diciotto anni muore sotto le ruote di un tram pieno di immigrati; al suo funerale partecipano soltanto i genitori e qualche ex fidanzata</p>
<p><strong>1991</strong></p>
<p>-	Una serie di incomprensioni, equivoci e reciproci sospetti porta al crollo dell’Unione Sovietica: Michail Gorbacëv impone al PCUS una serie di riforme per arginare la crescente perdita di consensi nell’autorità di Mosca, generata a sua volta da altre riforme volute qualche anno prima dallo stesso Gorbacëv per lo stesso motivo; il Cremlino, intendendo le riforme come una ufficiale liquidazione del partito, proclama lo stato d’assedio a Mosca; nel frattempo Boris Eltsin, presidente del parlamento russo, sospende le attività del PCUS, ne scioglie il comitato centrale e smantella il KGB; l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche si trasforma in una blanda, filo-capitalista Confederazione di Stati Indipendenti </p>
<p><strong>1992</strong></p>
<p>-	Una lunga campagna diffamatoria iniziata a Palermo e terminata a Roma porta all’isolamento politico e mediatico del giudice Giovanni Falcone, che viene ucciso dalla mafia il 23 maggio di quell’anno. Meno di due mesi dopo, il 19 luglio, perde la vita anche Paolo Borsellino. Le stragi di Capaci e Via D’Amelio segnano l’inizio dell’offensiva di Cosa Nostra allo Stato</p>
<p><strong>1993</strong></p>
<p>-	SEGNALI: un’autobomba esplode nei sotterranei del World Trade Center di New York. Dell’attentato, che provoca 5 morti e circa 300 feriti, sono sospettati gli integralisti islamici<br />
-	EVENTI: 15 gennaio: Salvatore Riina, capo di Cosa Nostra, viene arrestato sulla circonvallazione di Palermo; Roma, 14 maggio: esplode un’autobomba nel quartiere Parioli, al passaggio di un’auto con a bordo Maurizio Costanzo e Maria De Filippi; Firenze, 27 maggio: un’autobomba esplode nei pressi della galleria degli Uffizi: 5 morti e 30 feriti; Milano, 27 luglio: un’autobomba esplode in via Palestro, uccidendo cinque passanti; Roma, notte tra il 27 e il 28 luglio: due autobombe esplodono in Piazza San Giovanni e di fronte alla chiesa di San Giorgio al Velabro, senza causare vittime; 15 settembre: dopo gli omicidi Falcone e Borsellino e la campagna stragista di maggio-luglio, l’offensiva di Cosa Nostra allo Stato si conclude con l’omicidio a Palermo di Don Puglisi, sacerdote impegnato nella lotta alla mafia<br />
-	SEGNALI: 23 novembre: Silvio Berlusconi fa la sua prima dichiarazione politica pubblica</p>
<p><strong>1994</strong></p>
<p>-	8 aprile: Gary Smith, un elettricista della Veca Electric, trova il cadavere di Kurt Cobain nella serra della sua casa sul Lago Washington, nei dintorni di Seattle. La successiva autopsia decreta che la morte è stata causata da “un colpo di fucile autoinflitto alla testa”. Nella lettera di suicidio, diretta all’amico immaginario della sua infanzia, Boddah, Cobain si congeda dal mondo della musica, citando Neil Young. Il corpo del leader dei Nirvana sarà cremato: un terzo delle sue ceneri sarà depositato nel tempio buddista di Ithaca, New York, un terzo sarà sparso nel fiume Wishkah e il restante terzo resterà in possesso della moglie Curtney Love<br />
-	Silvio Berlusconi inizia la sua avventura politica come leader del partito Forza Italia, vincendo facilmente le elezioni in un paese rimasto sostanzialmente senza classe politica. A luglio, mentre tutta l’Italia è incollata al televisore per seguire la finale mondiale di calcio Italia-Brasile, Berlusconi promulga un decreto legge che favorisce gli arresti domiciliari per la maggior parte dei crimini di corruzione. In seguito, mentre Roberto Baggio manda alto l’ultimo rigore della finale, i notiziari mostrano immagini di politici accusati di corruzione che escono di galera. Quasi contemporaneamente le bombe della mafia smettono di esplodere, si scioglie il pool Mani Pulite, il paese si pacifica: è iniziata la Seconda Repubblica<br />
-	In quel preciso istante B, vecchio giornalista e accanito sostenitore della teoria del complotto, riceve una lettera minatoria</p>
<p><strong>1995</strong></p>
<p>-	Il postmoderno ha raggiunto il suo culmine e comincia a dare segni di cedimento. L’impressione è quella di un accadere dei fatti senza un nesso logico o temporale. Sesso e morte si mischiano più che mai. Guardate: eventi del 95: a Copenhagen viene firmato il manifesto di Dogma 95, movimento cinematografico ideato dal regista danese Lars Von Trier; l’11 luglio le truppe serbe ammazzano a sangue freddo 8000 profughi bosniaci in quella che passerà alla storia come la strage di Srebrenica; a Seattle, un anno dopo la morte di Kurt Cobain, la Microsoft di Bill Gates presenta Windows 95, il software che porterà il PC su ogni scrivania del mondo occidentale; il 4 novembre un giovane fanatico israeliano di estrema destra uccide Itzhak Rabin, e istantaneamente si arrestano tutti i processi di pace in Palestina</p>
<p><strong>1996</strong></p>
<p>-	Cosa collega il presidente degli Stati Uniti, una città mediorientale, un leader dei ghetti neri e un pugile psicotico? Questo: mentre Bill Clinton viene rieletto alla casa bianca e il movimento dei taleban conquista Kabul, il rapper Tupac Shakur viene assassinato da due colpi di arma da fuoco; stava uscendo da un incontro di Mike Tyson. Sacrosanta postmodernità<br />
-	Inverno: un’incredibile ondata di omicidi sconvolge il quartiere milanese della Bovisa. Gli assassini non sembrano avere un movente, e le vittime sembrano accettare serenamente il loro destino di morte. Alcuni antropologi e sociologi hanno individuato nel caso di “Bovisa killer” una rappresentazione rituale dell’apocalisse, in cui vittime e carnefici si prestavano, sotto una sorta di trance psichica, a recitare i rispettivi ruoli di uno spettacolo che liberava, in chiave metaforica, l’istinto di morte e il bisogno di sangue del quartiere<br />
-	Liverpool, estate: B, trentaduenne bohemièn convinto dell’ineluttabilità del destino, della necessaria assurdità del vivere e del carattere totalmente apparente di quell’esperienza che gli esseri umani chiamano morte, si innamora di una ragazza inglese a cui manca il braccio destro</p>
<p><strong>1997</strong></p>
<p>-	In Inghilterra escono una serie di album interessanti, tra i quali il migliore è sicuramente “Ok computer” dei Radiohead<br />
-	Muore in un incidente d’auto Lady Diana, ex moglie dell’erede al trono d’Inghilterra. Ai funerali canta Elton John. Qualcuno dice che l’incidente sia in realtà un omicidio di stato perpetrato dal MI5. Chi si è comprato “Ok computer” ascolta “Ok computer” e non ci pensa più di tanto. Potere catartico della buona musica<br />
-	Inverno: a qualche parte, in una città medio-grande della provincia piemontese o lombarda, una pattinatrice russa, esile e diafana come il ghiaccio, sconvolge la vita di B e della sua migliore amica Martina. Quell’inverno sarà ricordato per le intense nevicate, che porteranno alla città il soprannome di “piccola Leningrado delle risaie”</p>
<p><strong>1998</strong></p>
<p>-	Non succede nulla di significativo ma tutto va discretamente male. Per intenderci, la notizia dell’anno è: “Edy Minguzzi è in coma da sei mesi per emorragia cerebrale quando dà alla luce la piccola Shenon”. Edy?! Shenon??!!</p>
<p><strong>1999</strong></p>
<p>-	FINISCE IL MONDO!! EVVIVA!!!</p>
<p><strong>2000</strong></p>
<p>-	Non succede nulla perché tutti aspettano il Millenium Bug a denti stretti, e il Millennium Bug si ostina a non arrivare</p>
<p><strong>2001</strong></p>
<p>-	Al G8 di Genova un carabiniere spaventato spara un proiettile verso l’alto, ma per sua sfortuna il proiettile incontra un sasso lanciato dalla folla in delirio, che provoca una significativa deviazione nella traiettoria del proiettile, permettendo così al proiettile stesso di abbassarsi sulla folla per concludere il suo viaggio uccidendo un giovane manifestante di nome Carlo Giuliani. Il fatto rende noto a tutto il paese che l’immaginazione degli alti vertici dell’ordine costituito è qualcosa di imperscrutabile al comune cittadino. Naturalmente le indagini sugli abusi di potere di polizia e carabinieri restano aperte<br />
-	11 settembre: 11 settembre</p>
<p><strong>2002</strong></p>
<p>-	Rigurgiti di postmodernismo in versione cibernetica: 1 gennaio: nell’Unione Economica e Monetaria entra legalmente in circolazione l’Euro; 2 gennaio: l’Argentina dichiara la bancarotta nazionale; a Cogne (AO) viene ucciso Samuele Lorenzi, di anni 3 (inizia la più grande saga noir dell’Italia repubblicana); a Porto Alegre (Brasile) si conclude il secondo Forum Sociale Mondiale; primo caso italiano di variante umana del morbo della mucca pazza; Bologna, 19 marzo: viene assassinato dalle nuove Brigate Rosse l’economista e consulente al ministero del lavoro Marco Biagi<br />
-	B, compositore di musica minimale, atterra all’aeroporto Heathrow di Londra, mosso da un’inconsapevole volontà d’autodistruzione. Incontrerà, dopo tre anni passati in solitudine quasi totale, la ragazza che ha creduto di amare e l’amico che ha creduto il più importante della sua vita</p>
<p><strong>2003</strong></p>
<p>-	Comincia al Seconda Guerra del Golfo, ed è un fatto. A parte questo non succede nulla di significativo, ma tutti sono discretamente confusi. La notizia vera è la morte a Londra di Joe Strummer, chitarrista dei Clash. Sul finire dell’anno i confusi-confusi finiscono per trasformarsi in confusi-malinconici, o peggio ancora confusi-revival. Anche se nessuno sa davvero cosa significhi tutto ciò </p>
<p><strong>2004</strong></p>
<p>-	Madrid, 11 marzo: tre bombe esplodono alla stazione Atocha e nelle sue immediate vicinanze, facendo 192 morti e 1427 feriti. Si rivelano infondate le accuse di responsabilità dell’ETA, e le indagini si spostano sulla resistenza fondamentalista islamica</p>
<p><strong>2005</strong></p>
<p>-	Londra, 7 luglio: attentatori suicidi colpiscono il sistema dei trasporti della capitale britannica: tre bombe esplodono sui convogli della metropolitana, una su un autobus in superficie. I morti saranno 52, 700 i feriti<br />
-	B, giovane pittore di belle speranze, tocca per la prima volta nella sua vita il suolo degli Stati Uniti. Al JFK di New York sale sul sedile posteriore di una mercedes nera con i vetri oscurati. Un’auto governativa li segue a distanza ravvicinata. Da quel momento in poi le sue tracce si perdono</p>
<p><strong>2006</strong></p>
<p>-	Olimpiadi invernali a Torino<br />
-	L’Italia vince i mondiali di calcio e un jingle irritante prende piede su tutto il territorio nazionale. Jack White si lamenta pubblicamente che si faccia così cattivo uso del suo talento compositivo, ma rimane inascoltato<br />
-	La gente che B frequenta in questi anni si veste pressappoco così: UOMO: calzoni attillati in prevalenza neri, magliette a righe o camicie molto strette, giacche in pelle, Converse o Vans, occasionalmente cappello da uomo stile Hmphrey Bogart, bretelle e cravatte; DONNA: calzoni attillati in prevalenza neri, maglie o abiti leggeri a pois, Converse, giacche anni ’70 con grossi bottoni incrociati sul davanti (?), occasionalmente stivaletti o scarpe in  vernice con il tacco alto, il tutto molto, molto colorato<br />
-	Una notte qualsiasi di agosto: B, giovane cultore di quel genere musicale definito in maniera impropria e ridondante “Indie Electro Wave”, si ritrova su un pontile deserto del Lago d’Orta a fumare una sigaretta; guardando i luoghi della sua infanzia capisce improvvisamente che ha perso qualcosa, e che intorno a lui gli esseri umani accadono, senza un significato preciso; nello stesso istante capisce che ha bisogno di un significato per sopravvivere</p>
<p><strong>2014</strong></p>
<p>-	28 aprile: B, compositore di musica minimale mosso da un’ormai consapevolissima volontà d’autodistruzione, capisce in un solo momento molte cose, quali: il passato non ritorna; il passato non è passato; il passato è presenza / forma / materia; l’essere umano è presenza / forma / materia; l’unica cosa priva di forma è la morte; non accettare il peso del corpo umano equivale a morire; scomparire equivale a morire; la morte è bellezza in assenza di significato; l’arte è un vortice; il passato che non passa conferisce significato; riempito l’impulso di significato la morte cessa di esistere</p>
<p><strong>2022<br />
</strong><br />
-	Un celebre discorso in parlamento dell’Alto Cancelliere italiano decreta l’inizio della più sanguinosa repressione politica del Terzo Millennio, meglio nota come “Progetto epurazione 6”. Le estreme destre dell’Europa meridionale e del Sudamerica, in esilio dopo l’affermazione della Democrazia Socialista Ispanica e Ispano-americana, cominciano a stringere legami con i servizi segreti italiani, nel tentativo di dare il via ad una svolta reazionaria nel sud del mondo occidentale. Nei quartieri sotterranei della città cresce l’appoggio popolare alla rivolta anti-capitalista armata<br />
-	25 luglio: B, terrorista politico-mediatico mascherato sotto il nome anglofono di Danny, inizia la sua disperata fuga verso il Marocco</p>
<p><strong>2065</strong></p>
<p>-	Il mondo occidentale, ormai liberato dall’inquinamento, dalle fabbriche e da tutti i mezzi di comunicazione meccanici (vedi: ruota), si ritrova però dilaniato da una guerra permanente tra sette impazzite. Questa guerriglia, che è insieme sociale, etnica, politica e religiosa, è in parte combattuta nella rete, non-luogo e non-tempo nel quale si svolge la seconda vita dell’Occidente intero. Il 9 novembre un attentato dinamitardo al Parlamento Centrale Europeo pone finalmente fine alla democrazia elettiva<br />
-	Secondo le statistiche, il 75% dei nati negli anni Ottanta del Novecento a questo punto è morto, e non può vedere le mirabolanti avventure della specie umana nella prima epoca di politica diretta della sua storia</p>
<p>fonti: Wikipedia Italia</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/generazionerumore.wordpress.com/3/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/generazionerumore.wordpress.com/3/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/generazionerumore.wordpress.com/3/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/generazionerumore.wordpress.com/3/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/generazionerumore.wordpress.com/3/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/generazionerumore.wordpress.com/3/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/generazionerumore.wordpress.com/3/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/generazionerumore.wordpress.com/3/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/generazionerumore.wordpress.com/3/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/generazionerumore.wordpress.com/3/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/generazionerumore.wordpress.com/3/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/generazionerumore.wordpress.com/3/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=generazionerumore.wordpress.com&blog=1711968&post=3&subd=generazionerumore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://generazionerumore.wordpress.com/2007/09/18/epilogo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/3ac3fa801c0cdd129b4397ab04054f7d?s=96&#38;d=identicon" medium="image">
			<media:title type="html">orgone5</media:title>
		</media:content>
	</item>
	</channel>
</rss>